lunedì 16 novembre 2015

Culture e paure...

"Venerdì 13" sembra il titolo di un film horror, eppure tutto ciò che è accaduto è spaventosamente reale, troppo reale e troppo vicino.

Tutti noi normalmente aspettiamo con ansia il venerdì, l'inizio del weekend per dedicarci a relax, hobby, divertimento, una meritata pausa dopo una settimana di lavoro.

Qui in Olanda abbiamo atteso questo weekend con particolare fermento per l'arrivo di Sinterklaas e dei suoi scatenatissimi aiutanti, il famoso San Nicola che come ogni anno in questo periodo compie il suo viaggio in mare dalla Spagna per approdare sulle coste del mar del nord suggellando così l'inizio delle festività natalizie.

Invece questo venerdì è arrivato con violenza, sangue e sgomento mutando inevitabilmente la leggerezza del weekend in shock e disperazione. 

Ciò che è successo in Francia poteva avvenire ovunque, solo 2 mesi fa hanno arrestato un uomo sospettato di essere un terrorista alla stazione di Rotterdam, questo mette i brividi.

In questo contesto di panico e sconcerto generale la mia mente ha reagito con il silenzio, forse per la prima volta da che ho imparato a parlare, questo weekend io l'ho trascorso a leggere e ad ascoltare le opinioni altrui, in tv, alla radio, sui giornali e in particolare sui social network... 

Sono rimasta colpita, come al solito, dalle reazioni degli italiani dalle "semplici" soluzioni suggerite e dall'elevato numero di messaggi xenofobi, l'odio che scaturisce dalla paura di essere il prossimo bersaglio... ma nulla è tanto semplice come nella mente di chi non sà.

Odiare, condannare e fare di tutta l'erba un fascio può essere semplice in Italia, ma non lo è qui e non lo è di certo in Francia nè in altri paesi...

In Italia l'iraniano, il marocchino, l'indiano sono quelli che vendono le rose nei ristoranti o i fazzoletti ai semafori, sfruttati e dimenticati nelle campagne, sono i "diversi" tenuti ai margini della società, sono quelli da incolpare per la disoccupazione, sono sporchi ladri da cui tenersi alla larga;

in altri paesi come questo che mi ospita non è così, qui diverse etnie e culture convivono in un contesto di integrazione e rispetto reciproco, l'islamico è il commercialista che si occupa della nostra dichiarazione dei redditi, marocchini indiani iraniani sono medici, compagni di scuola, colleghi, vicini di casa, sono persone normali che conducono una vita normale, ci scambi una battuta in tram e incroci i loro sguardi mentre sei in fila alla cassa del market.

Questo rende tutto più complicato, perché allora identificare queste “belve” con tutto un popolo o una religione non funziona più, perché diffidare di una persona solo perché ha la pelle un po’ più scura della tua o guardare diversamente una donna che indossa il tradizionale chador ti fa sentire stupida, cattiva e nonostante tutto preoccupata, perché inevitabilmente hai paura, ma hanno paura anche loro, paura di essere vittime e paura di essere di essere viste erroneamente come nemici di un paese che è anche il loro paese.

Ma in fondo anche questo, anzi soprattutto questo è il terrorismo.



ISIS non è Islam come MAFIA non è Italia


Alla fine di questo weekend questo è tutto ciò che sento di dire, cominciamo una nuova settimana con più paure e meno certezze del solito, ma anche con più forza e rispetto verso questa vita che può interrompersi in qualunque momento e per qualunque motivo, facciamo solo in modo, ognuno nel suo piccolo, di lasciare una scia positiva del nostro passaggio in questo mondo...
Un mondo che abbiamo contribuito a rendere più cattivo e spaventoso.

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